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ATLANTIDE RITROVATA

 

 

 

Video di Youtube sull’argomento

Atlantide Ritrovata e Isola Leleka

Le prove che presentiamo, dimostrano che la misteriosa struttura presente nel deserto del Sahara chiamata l'occhio del deserto, è in realtà l'isola di Atlantide.

 

Video di Youtube propedeutici all’argomento

 

Distruttore  : Platone e geologia del Mediterraneo

La geologia del Mediterraneo  conferma i dati contenuti nei dialoghi di Timeo e Crizia di Platone, e del carro del sole di Fetonte.

 

Il carro del sole di Fetonte  : un dio astronauta racconta il Distruttore

Nel mito del carro del sole di Fetonte la descrizione del Distruttore nella mitologia Greca.

Si leggono descrizioni geografiche relative ad osservazioni che è possibile effettuare solo dallo spazio.

 

Dai dialoghi di Timeo e Crizia:la descrizione di Atlantide

 

Lo stadio era, nell'antica Grecia, un'unità di misura di lunghezza pari a seicento piedi (100 arguiai, oppure 6 plethra=100 piedi greci e 104 piedi romani

 

30 metri

 

66. Come ho detto prima, parlando dei lotti degli dei, essi hanno distribuito l’intera terra in

parti piccole e grandi, creando per sé templi e sacrifici. E Poseidone, che ricevette l’isola

di Atlantide, ebbe figli da una donna mortale e li stabilì in una parte dell’isola che andrò a

descrivere.

67. Presso il mare, ma al centro dell’intera isola, c’era una pianura che si dice essere stata la

più bella di tutte le pianure e molto fertile. Vicino alla pianura, sempre al centro dell’isola,

a una distanza di circa 50 stadi, c’era una montagna di modeste dimensioni da ogni lato.

68. Su questo monte abitava uno di quegli uomini che là erano nati dalla terra, che si

chiamava Evenore. Aveva una moglie di nome Leucippe.

69. Avevano un’unica figlia di nome Clito. La ragazza stava raggiungendo l’età da marito,

quando suo padre e sua madre morirono.

70. Poseidone se ne innamorò e giacque con lei, e fortificò la collina dove abitava,

rompendo il terreno e creando cinte alterne di terra e mare più grandi e più piccole,

tracciandole in forma circolare (ve ne erano due di terra e tre di mare) come se avesse

lavorato a un tornio, a partire dal centro dell’isola, equidistanti da ogni parte cosicché

nessuno poteva arrivare all’isola, poiché a quel tempo non si era ancora sentito parlare

né di navi né di navigatori.

71. Lui stesso, essendo dio, non trovò difficoltà ad abbellire l’isola centrale, facendo

fuoriuscire dal suolo due sorgenti d’acqua, una di acqua calda e l’altra fredda e facendo

crescere ogni varietà di nutrimento abbondantemente dalla terra.

72. Ebbe anche 5 coppie di figli maschi e li allevò, divisa l’isola di Atlantide in 10 parti, diede

al primo figlio l’abitazione materna e il possedimento circostante, che era il più vasto e il

migliore e lo fece re sugli altri figli. Gli altri li fece principi e li rese capi di molti uomini e di

un vasto territorio.

73. E diede a tutti loro un nome, il più grande lo chiamò Atlante da cui deriva il nome

dell’isola e dell’oceano Atlantico. A suo fratello gemello che nacque dopo di lui, e che

ebbe come possedimento il territorio all’estremità dell’isola verso le Colonne d’Ercole, di

fronte alla regione oggi chiamata Gadirica dal nome di quella località, chiamata in greco

Eumelo, mentre nella lingua del luogo era chiamata Gadiro e questo fu il nome poi dato

a questa regione.

74. L’altra coppia di gemelli li chiamò l’uno Anfere e l’altro Egemone. Alla terza coppia di

gemelli diede il nome di Mneseo al primo nato e di Autoctono a quello nato dopo. Della

quarta coppia di gemelli chiamò Elasippo il primo nato e l’altro Mestore. E alla quinta

coppia di gemelli diede il nome di Azae al primo e Diaprepe al secondo.

75. Tutti costoro e i loro discendenti abitarono e governarono le varie isole in quel mare

aperto e, come è già stato detto, imperarono oltre il paese al di qua delle Colonne fino

all’Egitto e alla Tirrenia.

76. Ora, Atlante aveva una famiglia numerosa e onorata, e poiché era sempre il re più

anziano a trasmettere il potere, preservarono il regno per molte generazioni, e avevano

un tale ammontare di ricchezze, come mai se ne erano viste in un reame né mai ve ne

saranno in futuro e possedevano tutto quanto potevano avere sia nella città che nel resto

del paese.

77. Perchè, a causa della grandezza del loro impero, molte cose erano loro portate dai paesi

stranieri, e l’isola stessa era rifornita di tutto quanto era loro necessario per vivere. In

primo luogo estraevano dalla terra tutto quanto vi si poteva trovare, minerali come

metalli, e quello che oggi è solo un nome ma che allora era più di un nome, l’oricalco, era

estratto dalla terra in molte parti dell’isola e, ad eccezione dell’oro era stimato il metallo

più prezioso fra gli uomini di allora. C’era abbondanza di legna per i lavori dei carpentieri

e abbastanza nutrimento per animali domestici e selvaggi.

78. Inoltre, c’era un gran numero di elefanti sull’isola.

79. E c’erano pascoli per animali di ogni genere sia per quelli che vivevano presso i laghi, le

paludi e i fiumi, sia per quelli che vivono sulle montagne o nelle pianure e così anche per

questi animali più grandi e voraci.

80. Inoltre, in quella terra cresceva qualsiasi cosa fragrante poteva esistere sulla terra, sia

radici che erbe, legni, succhi distillati dai fiori e dai frutti; e ancora, forniva il frutto

coltivato della terra sia quello asciutto che ci serve per nutrirci e altri tipi di nutrimento

che generalmente chiamiamo legumi, e il frutto legnoso che offre bevande e carni e

unguenti e buone riserve di castagne e simili che si possono anche usare per giocare, e i

frutti che si deteriorano conservandoli – e il piacevole tipo di dessert che ci consola dopo

cena, quando siamo pieni e stanchi di mangiare – tutti questi prodotti belli e meravigliosi

in un’infinita abbondanza forniva l’isola sacra che esisteva sotto il sole.

81. Tutte queste cose ricevettero dalla terra e si impiegarono per costruire templi e palazzi,

porti e cantieri navali e ordinarono l’intero paese nel modo seguente.

82. Innanzi tutto costruirono dei ponti sopra le zone di mare che circondavano l’antica

metropoli, aprendo così un passaggio tra l’esterno e l’interno.

83. Poi incominciarono a costruire il palazzo reale e la residenza del dio e dei loro antenati.

Poi continuarono ad adorarlo per generazioni successive, ciascun re superando il

precedente nel migliore dei modi, finché fecero dell’edificio una meraviglia per

dimensioni e bellezza.

84. E, partendo dal mare, realizzarono un canale largo 3 plettri e profondo 100 piedi,

facendo un passaggio dal mare a questo canale, che divenne un porto e lasciando

un’apertura tale da permettere il passaggio alle navi più grandi.

85. Inoltre, tagliarono le cinte di terra che dividevano le cinte di mare costruendo ponti di

larghezza tale che era possibile il passaggio di una singola trireme da una cinta all’altra,

e coprirono i passaggi con tetti, e vi era così un passaggio al di sotto per le navi, poiché

le sponde delle cinte si elevavano parecchio sul livello dell’acqua.

86. Ora, la cinta maggiore, con la quale era in comunicazione il mare, era larga 3 stadi e

così anche la cinta contigua, ma le due cinte successive, sia quella di terra che quella di

mare erano larghe 2 stadi, quella che circondava l’isola centrale era larga solo 1 stadio.

87. L’isola dove era situato il palazzo dei re, aveva un diametro di cinque stadi.

88. Circondarono con un muro di pietra l’isola, le cinte e il ponte che era largo la sesta parte

di uno stadio, ponendo su ciascun lato torri e porte sui ponti dove passava l’acqua del

mare. La pietra che fu usata nei lavori fu ricavata da sotto l’isola centrale e sotto le cinte,

nella parte esterna come in quella interna. Un tipo di pietra era bianca, un’altra nera e

una terza rossa; e mentre la estraevano, creavano all’interno due arsenali che avevano

tetti formati di roccia nativa.

89. Alcune costruzioni erano semplici, ma in altre misero insieme pietre diverse che

intercalavano per ornamento, per essere una fonte naturale di diletto. Ricoprirono tutto il

perimetro del muro che correva lungo la cinta esterna con l’ottone, e il perimetro della

parte successiva con lo stagno, e la terza, che circondava la cittadella con oricalco dai

riflessi di fuoco.

90. I palazzi all’interno dell’Acropoli erano costruiti in questa maniera.

91. Al centro c’era un tempio sacro dedicato a Clito e Poseidone, che rimaneva

inaccessibile, ed era circondato da un muro d’oro e fu là che alle origini vide la luce la

stirpe dei dieci principi e sempre là portavano ogni anno i frutti di stagione della terra

dalle dieci sedi dell’impero, e facevano sacrifici a ciascuno di loro.

92. Sempre qui, c’era il tempio di Poseidone lungo uno stadio e largo mezzo stadio, e di

altezza proporzionata, che aveva nell’aspetto un non so che di splendore barbarico.

93. Tutto l’esterno del tempio, ad eccezione dei pinnacoli, fu rivestito d’argento, e i pinnacoli

con oro. All’interno del tempio il soffitto era d’avorio, adornato ovunque con oro, argento

e oricalco; tutto il resto delle pareti, le colonne e il pavimento erano rivestite di oricalco.

94. Posero nel tempio statue d’oro e la statua del dio stesso in piedi su un carro - il carro

guidato da sei cavalli alati – era di tali dimensioni da sfiorare il soffitto dell’edificio con la

testa, intorno vi erano cento Nereidi sul dorso di altrettanti delfini, perché tante

pensavano allora che fossero le Nereidi. Vi erano poi all’interno del tempio altre immagini

che erano state donate da privati. E all’esterno, intorno al tempio vi erano statue d’oro di

tutti i dieci re e delle loro mogli, e c’erano molte altre offerte sia di re che di privati,

provenienti sia dalla città stessa che dalle città straniere sopra di cui governavano.

95. Vi era un altare che per dimensioni e raffinatezza era in sintonia con il resto dell’opera, il

palazzo reale era appropriato alla grandezza del regno e alla gloria del tempio.

96. In secondo luogo, usarono fontane sia da fonti di acqua fredda che calda, queste erano

molto abbondanti ed entrambe i tipi erano meravigliosamente adatte all’uso in ragione

della dolcezza e dell’eccellenza delle acque. Vi costruirono vicino degli edifici e

piantarono alberi adatti, anche cisterne, alcune a cielo aperto altre che coprirono con tetti

per essere usate in inverno come bagni caldi, c’erano i bagni dei re e i bagni per i privati

che erano da parte, vi erano anche separatamente bagni per le donne e ancora altri per i

cavalli e per il bestiame e anche a queste diedero molto ornamento appropriato.

97. L’acqua che sgorgava la conducevano in parte al boschetto di Poseidone dove cresceva

ogni tipo di albero dall’altezza e bellezza meravigliose grazie all’eccellenza del terreno, e

la restante era convogliata da acquedotti che passavano sopra i ponti alle cinte esterne.

98. C’erano molti templi costruiti e dedicati a molti dei nonché giardini e ginnasi, alcuni per

uomini e altri a parte per i cavalli in entrambe le isole delimitate dalle cinte circolari.

99. Al centro dell’isola più grande c’era un ippodromo largo uno stadio e tanto lungo da

permettere ai cavalli di percorrere l’intera circonferenza dell’isola durante la gara.

100. Vi erano anche, ad intervalli, costruzioni per la guardia del re; ai più fedeli era stato

assegnato il presidio nella cerchia minore che si trovava più vicino all’Acropoli, mentre ai

fedelissimi erano stati dati alloggi all’interno dell’Acropoli vicino alla persona del re.

101. Gli arsenali erano pieni di triremi e magazzini navali, e tutte le cose erano pronte all’uso.

102. E ciò per quanto riguarda la descrizione del palazzo reale. Attraversando i porti esterni,

che erano tre, si arrivava ad un muro che iniziava dal mare e correva tutto intorno:

questo era ovunque distante 50 stadi a partire dalla cerchia più larga e dal porto.

103. E circondava il tutto e si chiudeva presso l’imboccatura del canale dalla parte del mare.

104. L’intera zona era densamente abitata e il canale e il porto più grande pullulavano di

imbarcazioni e di mercanti che giungevano da ogni parte e che per il gran numero

producevano un vociare ed un chiasso d’ogni genere sia di giorno che di notte.

105. Ho ripetuto la sua descrizione della città e delle altre parti riguardanti l’antico palazzo

quasi come le ha riportate lui. E ora devo cercare di descrivere la natura e

l’organizzazione del resto del paese.

106. L’intero paese fu descritto come molto elevato e a picco sul mare, ma il paese

immediatamente vicino e che circondava la città era una pianura, essa stessa circondata

da montagne che discendevano fino al mare; questa era piana e uniforme ma dalla

forma oblunga, estendendosi in una direzione per 3000 stadi, e per altri duemila stadi

salendo verso il centro del paese dal mare attraverso il suo centro all’altezza dell’isola.

107. L’intera isola da questa parte era rivolta a mezzogiorno al riparo dai venti settentrionali.

108. Egli celebrò i monti circostanti per il loro numero per la dimensione e la bellezza,

superiori in questo a tutto quanto si possa vedere ora da altre parti; avevano, infatti, molti

villaggi abitati e benestanti con fiumi e laghi e prati che fornivano abbastanza nutrimento

per tutti gli animali, selvaggi e domestici, e boschi di vario genere abbondanti in ogni tipo

di lavoro.

109. Ora descriverò la pianura che era stata plasmata dalla natura e per molti anni da molte

generazioni di re.

 

110. Era rettangolare e per la maggior parte rettilinea e oblunga ma là dove si discostava

dalla linea retta lo raddrizzarono per mezzo di un fossato scavato ad anello. La

profondità la larghezza e la lunghezza di questo fossato erano incredibili e davano

l’impressione che un tale lavoro, oltre a così tante altre opere, potesse a mala pena

essere stato fatto dalle mani dell’uomo.

111. Ma devo dire ciò che ho udito. Fu scavata ad una profondità di cento piedi, mentre la sua

larghezza era in ogni punto pari a uno stadio, era stata scavata tutto intorno alla pianura

ed era lungo 10000 stadi.

112. Raccoglieva i corsi d’acqua che scendevano dai monti e girava intorno alla pianura e

arrivava da entrambe i lati fino alla città e poi si riversava in mare.

113. Dalla parte superiore canali rettilinei, larghi circa cento piedi, tagliati attraverso la

pianura, tornavano a gettarsi nel fossato in prossimità del mare, questi canali erano ad

intervalli di cento stadi l’uno dall’altro.

114. Attraverso di loro il legname era fatto scendere dalle montagne verso la città e portavano

alle navi fino alla città i frutti della terra, tagliando passaggi trasversali da un canale

all’altro.

 

115. Due volte l’anno raccoglievano i frutti della terra – avendo d’inverno il beneficio della

pioggia e in estate introducendo l’acqua dei canali.

116. Quanto alla popolazione, ciascun lotto nella pianura aveva un preciso numero di capi

che erano adatti al servizio militare e la misura di ciascun lotto era di dieci stadi per dieci

e in tutto i lotti erano 60000. E gli abitanti delle montagne e del resto del paese erano

anch’essi una vasta moltitudine e avevano dei capi, cui erano assegnati secondo le loro

abitazioni e i loro villaggi.

117. Il comandante aveva il compito di fornire per la guerra la sesta parte di un carro da

guerra, così il totale dei carri era di 10000; ed anche due cavalli con cavalieri, e un carro

leggero senza sedile, accompagnato da un combattente che trasportava a piedi un

piccolo scudo e aveva un auriga che guidava i cavalli: inoltre aveva il compito di fornire

due uomini ben armati, due arcieri, due frombolieri, tre lanciatori di pietre e tre lanciatori

di giavellotto e quattro marinai per completare l’equipaggio di 1200 navi.

118. Questo era l’organizzazione militare nella città reale; diversa era invece quella di

ciascuna delle altre nove province che sarebbe troppo lunga da raccontare ora.

119. Quanto alle magistrature e alle cariche pubbliche, questo era l’organizzazione fin

dall’inizio.

120. Ciascuno dei dieci re, nella propria divisione e nella propria città, aveva un assoluto

controllo dei cittadini, e in molti casi delle leggi, punendo e condannando a morte

chiunque volesse. Ora, le relazioni fra i vari governi erano regolate dai decreti di

Poseidone, come la legge aveva loro tramandato. Questi erano stati incisi dai primi

uomini su una colonna di oricalco, che era situata nel mezzo dell’isola, nel tempio di

Poseidone, dove si riunivano ogni cinque anni e talvolta alternativamente ogni sei anni,

dando così uguale onore all’anno pari e all’anno dispari.

121. E quando si riunivano, si interrogavano riguardo agli affari pubblici e se qualcuno aveva

trasgredito in qualcosa, lo giudicavano insieme.

122. E prima di emettere un giudizio si consigliavano fra loro secondo un preciso rituale.

123. C’erano tori che erano lasciati liberi nel tempio di Poseidone e i dieci che erano lasciati

soli nel tempio, dopo aver offerto preghiere agli dei perché accettassero i sacrifici che

erano a loro graditi, cacciavano i tori senza armi, ma con bastoni e lacci; e il toro che

catturavano lo portavano alla colonna, poi la vittima era colpita in testa e riversata

sull’iscrizione sacra.

124. Ora sulla colonna, oltre alla legge, vi era inciso un giuramento che mandava terribili

anatemi contro i trasgressori.

125. Quindi, compiute le offerte sacrificali secondo le loro usanze, bruciavano tutte le parti del

toro e mescolavano in un cratere il sangue versandone un pugno per ciascuno; il resto

della vittima lo bruciavano dopo aver fatto una purificazione della colonna tutto intorno.

Poi attingendo con coppe d’oro dal cratere offrivano libagioni sul fuoco e giuravano che

avrebbero giudicato secondo le leggi incise nella colonna e avrebbero punito chiunque

avesse precedentemente trasgredito e che per il futuro non avrebbero volontariamente

trasgredito alcuna delle incisioni e non avrebbero ordinato o obbedito a nessun ordine

che imponesse loro di comportarsi diversamente dalle leggi del loro padre Poseidone.

126. Questa era la preghiera che ciascuno di loro offriva per sé stesso e la sua famiglia

bevendo contemporaneamente alla coppa e dedicando la coppa nel tempio al dio, e

dopo aver trascorso qualche tempo a cenare, quando arrivava il buio e il fuoco presso i

sacrifici era tiepido, tutti loro indossavano i più bei vestiti azzurri e sedevano tutta la notte

per terra vicino ai resti dei sacrifici sui quali avevano giurato.

127. Quando il fuoco presso il tempio si era estinto, ricevevano e davano giudizi se alcuno

aveva qualcuno da accusare, e, una volta pronunciato il giudizio, all’alba scrivevano le

loro sentenze su una tavoletta d’oro e le depositavano presso il tempio come ricordo

insieme alle vesti.

128. C’erano molte leggi speciali che molti re avevano iscritto riguardo ai templi, ma la più

importante era la seguente. Che non avrebbero impugnato le armi l’uno contro l’altro e

che si sarebbero aiutati tutti se qualcuno in qualche città avesse attentato alla casa

reale. Come i loro antenati dovevano deliberare insieme circa la guerra e altre questioni,

dando la supremazia alla casa di Atlante.

129. E il re non doveva avere il potere di vita o di morte sopra alcuno dei suoi consanguinei, a

meno che avesse l’assenso della maggioranza dei dieci re.

130. Questo era il grande potere che il dio stabilì nell’isola perduta di Atlantide e lo diresse in

seguito contro la nostra terra con il seguente pretesto, come dice la tradizione.

131. Per molte generazioni, finché durò in loro la natura divina, furono obbedienti alla legge, e

ben affezionati agli dei, che era la loro discendenza; avevano, infatti, spiriti veri e grandi

in tutto e praticavano la gentilezza e la saggezza nelle varie opportunità della vita, e nelle

relazioni fra loro.

132. Disdegnavano tutto tranne la virtù, non si curavano della vita presente, pensavano poco

all’oro o a altre proprietà che sembravano loro solo un peso; né erano intaccati dalla

lussuria, né il benessere li privava del loro auto-controllo, ma erano sobri e vedevano

chiaramente che tutti questi beni erano aumentati dall’amicizia che c’era fra loro e che se

ne perde il valore per eccesso di zelo e stima: anche l’amicizia muore con loro.

133. “Grazie a queste riflessioni e al persistere in loro della natura divina, tutto ciò che

abbiamo descritto aumentò in loro.

134. Ma quando la parte divina incominciò a svanire in loro, mescolata troppo spesso con

l’elemento di mortalità e la natura umana ebbe il sopravvento, allora essi, ormai incapaci

di sostenere la loro fortuna, diventarono indecorosi e a chi aveva occhi per vedere

apparivano laidi avendo perso il meglio dei loro doni preziosi, ma per coloro che non

avevano occhi per veder la vera fortuna, apparivano ancora gloriosi e benedetti mentre

erano pieni di potere e ingiusta avarizia.

135. Zeus, il dio degli dei, che governa secondo le leggi, ed è capace di vedere queste cose,

percependo che una giusta stirpe stava degenerando verso una condizione miserevole,

volendo punirli, per renderli più ragionevoli e morigerati, convocò tutti gli dei nella sua

santissima abitazione che, essendo posta al centro del mondo, vede tutte le cose che

accadono alle generazioni. E quando li ebbe convocati parlò loro cosi:…