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La distruzione di Atlantide un fatto realmente accaduto

 

Nel nostro studio desumiamo molte informazione dagli scritti di Platone noti come i dialoghi di  Timeo e Crizia.

Oltre alla descrizione della città di Atlantide , ne abbiamo desunto una serie di informazioni su questo corpo celeste che a cadenze regolari sfiora l’atmosfera provocando diluvi e catastrofi di fuoco.

Determina inoltre la geologia del Mediterraneo.

I testi valicano il racconto mitologico del carro di Fetonte come evento realmente accaduto e non prodotto della fantasia.

Le informazioni, secondo la narrazione, sarebbero provenienti da annali presenti nei templi di Sais, capitale dell’Egitto nell’ 600 a.C.

Da sempre ci si chiede se questi racconti sono fatti realmente accaduti o se sono frutto della fantasia di Platone o di qualcuno dei narratori citati negli scritti in oggetto.

Sono in tanti ad aver cercato le rovine di Atlantide, ma l’unico ritrovamento che è oggetto di una qualche discussione è la cosiddetta strada di Bimini, localizzata nelle Bahamas.

 

 

 

 

Il discorso cambia invece, se si parla della catastrofe che distrusse Atlantide. Il narratore dei dialoghi di Timeo e Crizia, un sacerdote di un tempio dell’allora capitale dell’Egitto (Sais), nel 600 a.C., data in cui il re greco si recò in visita in Egitto, racconta che i registri storici contenuti nei templi della città riportano una grande guerra occorsa tra gli abitanti di Atlantide e gli abitanti di Atene 9000 anni prima.

Alla fine una catastrofe distrusse Atlantide e sterminò ambedue le fazioni in lotta.

Facendo i dovuti conti, tenendo conto che siamo nel 2017 sommando quindi questo numero ai 9000 riportati dal sacerdote ed ai 650 della data della narrazione, possiamo datare l’evento a circa 12000 anni fa.

Ed è proprio a 12000 anni fa che sono stati datati numerosi reperti che identificano una catastrofe di dimensioni planetarie.

Leggiamo uno dei numerosi articoli che riportano la notizia.

 

Mentre i biologi studiano la possibilità di clonare un mammut, grazie ad una carcassa perfettamente conservata appena estratta dal ghiaccio siberiano, i geologi hanno forse capito invece cosa abbia provocato l’estinzione di massa, rapida e totale, di questi pachidermi lanosi dei tempi antichi, scomparsi circa 12 mila anni fa. 

A quell’epoca la Terra- appena uscita dall’Era Glaciale- risprofondò  all’improvviso in una fase di clima estremamente rigido: è quello che viene chiamato Younger Dryas, un periodo durato nell’emisfero nord circa 1.300 anni.

Kenneth Tankersley, professore di antropologia e geologia dell’Università di Cincinnati, e la sua equipe di ricerca credono di averne scoperto l’origine: un’esplosione di dimensioni apocalittiche avrebbe offuscato per secoli la luce del sole, facendo precipitare le temperature.

Lo studioso ha analizzato gli strati geologici della Sheridan Cave, una grotta in Ohio. A 30 metri di profondità- in concomitanza con lo strato relativo a 13 mila anni fa- ha scoperto un deposito di sferule di carbonio da impatto.

Queste minuscole palline di carbone si formano ad alte temperature: secondo Tankersley, si sarebbero generate dalla combustione della roccia, possibile solo con una gigantesca fonte di calore. Quindi, durante la Younger Dryas, qualcosa di terribile deve aver colpito questa area degli Stati Uniti.

Ma visto che simili depositi, appartenenti allo stesso periodo geologico, sono stati trovati in altri 17 siti sparsi in 4 continenti, il ricercatore ne ha tratto questa conseguenza: l’evento ebbe scala planetaria, coprendo una superficie di 50 milioni di km quadrati.

“Sappiamo che qualcosa di sufficientemente caldo fece sciogliere la roccia, producendo queste sferule di carbone. Qualcosa di molto grande, che coinvolse tutto il mondo”, dice.

Non fu infatti l’evento in sè, per quanto senza precedenti nella storia dell’umanità, a fare la differenza. Più che l’aria resa irrespirabile dai gas venefici o gli incendi estesi, a provocare i danni più gravi furono le conseguenze a lungo termine.

Il crollo verticale delle temperature e il radicale cambiamento climatico produssero quelli che il ricercatore chiama “i vinti e i vincitori” del Younger Dryas. “Gli esseri viventi non avevano che tre possibilità: migrare in un altro ambiente; adattarsi alla nuova condizione; estinguersi. I nostri antenati riuscirono a sopravvivere, spostandosi ed adeguandosi; i mammut invece morirono tutti”, spiega.

Gli esseri umani del Younger Dryas erano cacciatori-raccoglitori. Quando avvenne il cataclisma, trovarono nuovi luoghi per cacciare e nuove piante da raccogliere. Le prove esaminate nella Sheridan Cave dimostrano, comunque, che la maggior parte degli animali e dei vegetali superarono quella difficile fase: delle 70 specie esistenti, ne sono sopravvissute 68.”

Su questa catastrofe sono saltati fuori anche reperti archeologici come riporta un’articolo della stampa.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, ha trovato la narrazione di questo cataclisma nel più antico libro di storia esistente: i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.

Una stele in particolare, quella chiamata «dell’avvoltoio» ha attratto l’attenzione degli scienziati di Edimburgo. Riproduce attraverso simbolismi animali una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Grazie all’aiuto di un computer, è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi riproducevano la caduta dello sciame di comete e un uomo senza testa indicava la perdita di molte vite umane. La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l’anomalia dell’iridio osservata in Nord America, risalente all’11-10.000 a.C.: l’iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una cometa lo hanno portato sulla Terra, come avvenne nell’estinzione dei dinosauri. Per il prof. Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, «questa scoperta, insieme all’anomalia dell’iridio, chiude il caso in favore dell’impatto di una serie di comete».  

 

 

 

 

 

Gobekli Tepe è il tempio più antico dell’umanità e pare fosse dedicato all’osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che narrano la catastrofe dell’11.000 a.C. erano tenuti in grande considerazione e conservati con cura, come se fosse importante non perderne la memoria. Inspiegabilmente, in epoca preistorica, il sito venne abbandonato e completamente ricoperto di terra, perché nessuno lo potesse individuare. Archeologi e antropologi collocano nel Dryas recente l’inizio della civiltà umana, con le prime coltivazioni e i primi villaggi del Neolitico. Ma per altri ricercatori, che il mondo accademico non tiene in alcuna considerazione, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla Terra e ha costretto gli esseri umani sopravvissuti a un nuovo e faticosissimo inizio.